Farmaci antiflogistici non steroidei

Negli ultimi anni è sempre più diffusa la prescrizione di preparati a base di bromelina per curare stati edematosi dell ... e corde vocali. La bromelina, derivata dall’estratto acquoso del gambo dell’ananas, è una miscela enzimatica di peptidasi ed altri componenti che viene assorbita nell’intestino umano senza essere degradata e senza perdere la sua attività biologica. A parte i soggetti con intolleranza all’ananas la bromelina a differenza degli antiflogistici comuni (FANS) non è gastrolesiva, tuttavia va usata con cautela in pazienti con gravi disfunzioni renali od epatiche, e avendo una leggera attività inibitoria della coagulazione, fa si che sia necessario un aggiustamento della terapia in soggetti con disordini della coagulazione del sangue.
La sicurezza dell'impiego della bromelina rispetto agli altri farmaci antiinfiammatori deriva dalla differenza nel suo meccanismo di azione: infatti, laddove i classici FANS bloccano la sintesi di prostaglandine, la bromelina "dirotta” tale sintesi, incrementando la produzione di prostaglandine ad attività antiinfiammatoria a discapito di quelle ad attività pro-infiammatoria, evitando così il danno gastrointestinale tipico dei FANS. Questa differenza nel meccanismo d'azione giustifica anche la sinergia che essa può avere con l’utilizzo degli stessi FANS, ottenendo un potenziamento degli effetti antiinfiammatori. L’attività antiflogistica è dovuta inoltre alla capacità di diminuire notevolmente la sintesi delle sostanze ad azione flogogena e vasocostrittiva e di aumentare la permeabilità della parete dei vasi sanguigni, favorendo così il rientro nel letto vascolare del materiale edematoso. Per questi motivi è particolarmente efficace nel trattamento degli stati infiammatori dei tessuti molli associati a trauma, come gli edemi cordali da sforzo, nelle infiammazioni localizzate e nelle reazioni tessutali postoperatorie. L’industria farmaceutica si è recentemente sbizzarrita nell’accoppiare alla bromelina altre molecole ad azione antiedemigena e antinfiammatoria come la curcumina, gli estratti di boswelia e la serratio-peptidasi (l’enzima un tempo commercializzato come Danzen) a potenziamento dell’azione antiflogistica della bromelina stessa.
Come per tutti gli enzimi, anche per la bromelina vale il principio che la dose da assumere va calcolata sulla base dell'attività enzimatica, che è misurata con la GDU (Unità di Digestione della Gelatina) e la MCU (Milk Coagulation Unit). Le dosi vanno da 500 a 2000 GDU, da una a tre volte al giorno. 1g di Bromelina 2500 GDU corrisponde a 1g di Bromelina standardizzata 4000 MCU.

A panel of non-steroidal anti-inflammatory drugs commonly used for therapeutic purposes was assessed for their effects on the respiratory burst of isolated human polymorphonuclear neutrophils. Cells were stimulated with opsonised yeast and the production of reactive oxygen species was measured by amplified chemiluminescence with luminol and lucigenin which are two luminogenic agents measuring different cellular events. A special attention was devoted to the establishment of dose–effect curves and calculation of ED 50 . Some of the drugs tested (acemetacine, diclofenac, flufenamic acid and niflumic acid) were able to decrease both luminol and lucigenin chemiluminescence in a dose-dependent manner reflecting an inhibitory effect on the respiratory burst. The most potent derivative was flufenamic acid (ED 50 8 and 78 μ M, respectively, with luminol and lucigenin), followed by diclofenac (21 and 98 μ M), niflumic acid (97 and 227 μ M) and acemetacine (585 and 427 μ M). In contrast, several other drugs (flurbiprofen, ibuprofen, ketoprofen, piroxicam) stimulated both luminol and lucigenin chemiluminescence, suggesting a pro-oxidant activity. Acetylsalicylic acid (up to 1250 μ M) was a modest inhibitor (maximum 25% inhibition) showing no dose-dependant effect and tolmetin (up to 125 μ M) had no significant effect in both systems. The results were in agreement using both luminogenic agents, except for indomethacin, naproxen and tenoxicam which showed different kinds of effects. The unspecific and complex nature of the measurement systems used did not allow to give a complete mechanistic interpretation of the results, but the comparison with literature data gave some pertinent explanations for both anti- and pro-oxidant effects.

8 LA MEDICINA BIOLOGICA OTTOBRE - DICEMBRE 3 TAB. 6 Audiometria dopo 9 giorni. FIG. 7 Rappresentazione grafica di Tab. 6. VALUTAZIONE DELLA FUNZIONE UDITIVA AUDIOMETRIA DOPO 9 GIORNI nessun miglioramento del deficit uditivo 9 (11,1%) 8 (,5%) miglioramento >% della funzione uditiva 48 (59,3%) 24 (29,6%) 47 (61,8%) 21 (27,7%) 9 8 nessun miglioramento del deficit uditivo miglioramento > % della funzione uditiva TAB. 7 Audiometria dopo 18 giorni. FIG. 8 Rappresentazione grafica di Tab. 7. VALUTAZIONE DELLA FUNZIONE UDITIVA AUDIOMETRIA DOPO 18 GIORNI nessun miglioramento del deficit uditivo miglioramento >% della funzione uditiva 6 (7,4%) 45 (55,5%) (37,1%) 12 (15,8%) 61 (8,3%) 3 (3,9%) nessun miglioramento del deficit uditivo miglioramento > % della funzione uditiva 3 TAB. 8 Timpanometria dopo 9 giorni. FIG. 9 Rappresentazione grafica di Tab. 8. VALUTAZIONE DELLA FUNZIONE UDITIVA TIMPANOMETRIA DOPO 9 GIORNI nessun miglioramento del deficit uditivo 7 (8,6%) 5 (6,6%) miglioramento >% della funzione uditiva 49 (6,5%) 25 (,9%) 48 (63,1%) 23 (,3%) 7 5 nessun miglioramento del deficit uditivo miglioramento > % della funzione uditiva TAB. 9 Timpanometria dopo 18 giorni. FIG. Rappresentazione grafica di Tab. 9. VALUTAZIONE DELLA FUNZIONE UDITIVA TIMPANOMETRIA DOPO 18 GIORNI nessun miglioramento del deficit uditivo miglioramento >% della funzione uditiva 5 (6,2%) 44 (54,3%) 32 (39,5%) (13,1%) 62 (81,6%) 4 (5,3%) nessun miglioramento del deficit uditivo miglioramento > % della funzione uditiva

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